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La città di Scicli, inserita nella World Heritage List dell’Unesco, si trova nel lembo sudorientale della Sicilia, in Provincia di Ragusa.

Confina con i comuni di Ragusa e Modica e si estende per circa 20 km sulla fascia costiera, dalla foce dell’Irminio sino a contrada Pisciotto. Dista appena 5 km dal litorale del mare.

Del suo territorio fanno parte le borgate di Donnalucata, Playa Grande, Cava d’Aliga (con Bruca), Arizza e Sampieri (con Pisciotto), tutte sul litorale a ridosso del Canale di Sicilia, proprio di fronte all’isola di Malta.

L’origine della città si fa risalire al III a.C., periodo Siculo (dal 1500 a.c. all’800 a.c.). Probabilmente prese il nome dai suoi fondatori, i Siculi appunto, nome poi ripreso dagli Arabi in Shiklah.

La città antica sorgeva sulla collina di San Matteo, a testimonianza di tali insediamenti grotte e sepolcri presso la zona di Chiafura e le rovine del Castello dei Tre Cantoni.

Oggi la città si estende tra tre cave (chiamate “valloni” da Elio Vittorini ne Le Città del Mondo), in direzione del Mare Nostrum, su una larga pianura delimitata tutt’intorno da colline.

Dopo la caduta dell’Impero Romano d’Occidente fu soggetta ad invasioni barbariche e gli Arabi divennero padroni di Scicli, come anche di tutta la Sicilia. Scicli cadde sotto il dominio musulmano nell’864. Nella prima metà del XII secolo, il geografo arabo Al-Idrîsi descriveva Scicli nel Kitâb nuzhatu-l mushtâq (Libro per il sollazzo di chi si diletta a girare il mondo), più noto come “Libro di Re Ruggero” con queste parole:

La rocca di Shiklah posta in alto sopra un monte, è delle più nobili, e la sua pianura delle più ubertose. Dista dal mare tre miglia circa. Il paese prospera moltissimo: popolato, industre, circondato da una campagna abitata provvisto di mercati… Presso Shiklah è ancora una fonte chiamata ‘Aynu-l Awqât (Donnalucata, cioè “fonte delle orazioni”), così detta perché l’acqua non vi sgorga se non durante le ore della preghiera“.

Approfittando della debolezza causata dalle inimicizie tra le fazioni dei Saraceni, le truppe del Normanno Conte Ruggero d’Altavilla ebbero la meglio sui Mori, così re Ruggero potette avviare nel 1061 la riconquista della Sicilia in nome di Santa Romana Chiesa.

Si fa risalire al 1091 la vittoria dei Normanni sui Saraceni e la liberazione di Scicli. A tale battaglia è legato il mito religioso della Madonna a Cavallo, Maria Santissima delle Milizie, che avrebbe confuso e sbaragliato i Saraceni.

Ai Normanni subentrarono poi gli Svevi e re Federico II confermò a Scicli il privilegio di Città Demaniale, che le era già stato assegnato già dal Conte Ruggero d’Altavilla. Fu confermato anche il motto araldico: Urbs Inclita et Victoriosa.

Successivamente anche Scicli cadde sotto la dominazione degli Angioini, in essa si svolsero moti antifrancesi dopo il famoso episodio dei Vespri Siciliani.

Sotto gli Aragonesi nacque la Contea di Modica e Scicli fece parte di questo possedimento. Il primo Conte di Modica fu Federico Mosca. In seguito la Contea passò ai Cabrera di cui una figlia sposò Federico Enriquez nel 1640 ed insieme fondarono a Scicli due Conventi dell’Ordine dei Francescani: Santa Maria del Gesù (distrutto poi dal terremoto del 1693) e Santa Maria della Croce sull’omonima collina.

La peste del 1626, l’invasione delle cavallette nel 1687 e il terremoto del 1693 indussero gli sciclitani a trasferirsi verso valle, abbandonando il Colle di San Matteo (vecchia Chiesa Matrice) e le altre colline abitate.

Nel 1713 la Sicilia venne assegnata a Vittorio Amedeo di Savoia, ma la Contea di Modica (e quindi anche Scicli) restò sotto il dominio del Re di Spagna e gli Spagnoli, che segnarono profondamente la mentalità e la cultura, nonché l’idioma locale, lo sciclitano.

Dopo il Trattato di Vienna, nel 1815, Scicli fu retta dal Decurionato, ovvero da dieci membri e dal capo del Comune. Anche Scicli fu percorsa da moti risorgimentali e nel 1860 fu proclamata dai Garibaldini l’annessione della città al Piemonte e Garibaldi fu nominato “dittatore supremo” in nome dei Sovrani di Casa Savoia.

Dopo le due guerre mondiali del Novecento, Scicli cominciò lentamente ad assumere la fisionomia attuale. Negli anni Sessanta si registrò un robusto sviluppo economico, legato principalmente all’introduzione della serricoltura.

Un luogo caratteristico, testimonianza dell’antica Scicli è la collina di Chiafura, che conserva ancora oggi quelle che furono delle abitazioni rupestri. Pier Paolo Pasolini visitò Chiafura negli anni cinquanta ed ebbe a dire: “Visto così, da lontano, e dall’alto, Scicli era quello che si dice la Sicilia“.

Il resto è storia recente, comune alla Sicilia, al Mediterraneo, all’Italia e all’Europa. La città continua ad essere l’ombelico del Mediterraneo, attraversata da una contemporaneità che non scalfisce le sue solide tradizioni e la sua storia, sedimentate nella cultura dei suo abitanti in ogni sua declinazione.